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Io e te ammaniti pdf scarica gratis

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Non sapevo perché lo chiamavano cosi. Aveva la moto da cross ed era bravo in tutti gli sport, e si diceva che nel rugby sarebbe diventato un campione. Grosso come un frigorifero, le mani che sembravano di pongo, i capelli a spazzola, il naso piatto.

Secondo me se il Sumero dava un cazzotto a un alano poteva pure stroncarlo sul colpo. Per lui quelli delle classi inferiori erano un po come gli acari dei materassi. Loro erano i Fantastici Quattro e io Silver Surfer. Il Sumero è montato sulla moto, si è caricato Alessia che lo ha abbracciato come avesse paura di perderselo e sono partiti sgommando.

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Anche gli altri studenti, piano piano, sono tornati a casa svuotando la strada. Il negozio di dischi e quello di elettrodomestici avevano abbassato la saracinesca per la pausa pranzo. Dovevo andare a casa, tra una decina di minuti mia madre, non vedendomi, mi avrebbe chiamato. Guardavo fisso le scritte fatte con lo spray fino a quando si sono sfocate. Macchie di colore sul muro di un palazzo. Se Alessia avesse invitato anche me avrebbero visto come sciavo bene. Gli avrei fatto scoprire dei fuoripista segreti.

Io a Cortina ci andavo da quando ero nato. Conoscevo tutte le piste e sapevo un sacco di fuori- pista. Il mio preferito partiva dal monte Cristallo e arrivava fino al centro del paese. Si passava nel bosco, c erano salti incredibili, una volta avevo visto due camosci proprio dietro una casa. Poi potevamo andare al cinema e prenderci una cioccolata calda da Lovat.

Avevo troppe cose in comune con loro. Che Alessia avesse una casa a Cortina non poteva essere una semplice coincidenza. Anche loro erano mosche che facevano finta di essere vespe. Solo che erano molto più bravi di me a imitare gli altri. Se fossi andato anch io a Cortina avrebbero capito che ero uguale a loro. Quando sono tornato a casa, mia madre stava insegnando a Nihal la ricetta dell ossobuco. Mi sono seduto, ho aperto e chiuso il cassetto delle posate e ho detto: Alessia Roncato mi ha invitato a sciare a Cortina.

Mia madre mi ha guardato come se le avessi detto che mi era cresciuta la coda. Ha cercato una sedia, ha preso un respiro e ha balbettato: Tesoro, come sono felice . E mi ha abbracciato forte forte. Scusami un attimo -, Si è alzata, mi ha sorriso e si è chiusa in bagno. Ho poggiato un orecchio sulla porta. Piangeva e ogni tanto tirava su con il naso. Poi ho sentito che apriva il rubinetto e si lavava la faccia. Si è messa a parlare al cellulare. Nostro figlio è stato invitato in settimana bianca Vedi che non ci dobbiamo preoccupare Pensa che dalla gioia mi sono messa a piangere come una cretina, Mi sono chiusa in bagno per non farmi vedere da lui Il problema non era dirle che mi ero inventato tutto e che nessuno mi aveva invitato da nessuna parte.

Era umiliante, ma avrei potuto sopportarlo. Quello che non riuscivo a sopportare era la domanda che di sicuro sarebbe seguita. In camera, la notte, provavo a trovarne una. Questa era l unica risposta che riuscivo a darmi. Ma sapevo che non bastava, sotto c era qualcosa che non avevo voglia di sapere. E quindi, alla fine, mi sono lasciato trasportare dalla corrente e ho cominciato a crederci. Ho raccontato della settimana bianca pure al Cercopiteco. Riuscendo ad essere sempre più convincente.

Ho arricchito la storia di particolari. Saremmo andati in un rifugio in alta montagna e avremmo preso l elicottero. Ho fatto un capriccio per farmi comprare gli sci, gli scarponi e la giacca nuova.

E con il passare dei giorni ho cominciato a credere che Alessia mi avesse invitato davvero. Se chiudevo gli occhi la vedevo avvicinarsi. E il ragazzino nello specchio mi ha risposto con una voce stranamente adulta: Da nessuna parte. Mi sono buttato sul letto con tutti gli scarponi e con la sensazione che qualcuno mi avesse scaricato addosso una tonnellata di calcinacci e mi sono detto che non avevo nessuna idea di come uscire da quel casino che avevo combinato e che se avessi ancora, anche solo una volta, provato a credere che Alessia mi aveva invitato, mi sarei gettato dalla finestra e amen e bye bye e arrivederci e grazie tante.

Tanto avevo una vita di merda. Devo dirle che non posso andare perché nonna Laura sta in ospedale e sta morendo di cancro . Ho tirato fuori una voce seria seria e guardando il soffitto ho detto: Mamma, ho deciso di non andare a sciare perché nonna sta male e se muore quando io non ci sono? Era un idea buonissima Mi sono tolto gli scarponi e mi sono messo a ballare per la stanza come se il pavimento fosse arroventato.

Saltavo sul letto e da li sulla scrivania piroettando tra computer, libri, la vaschetta delle tartarughine e cantando: Fratelli d Italia, l Italia s è desta Uno slancio ed ero appeso alla libreria.

Usavo la morte di nonna per salvarmi? Solo un mostro come me poteva pensare una cosa cosi brutta. Come potevo liberarmi da quella bugia che mi stava facendo impazzire?

E improvvisamente ho visto la cantina. Nella cantina faceva un bel caldo. C era un bagnetto con le pareti macchiate d umidità. Lo sciacquone non funzionava, ma riempiendo il secchio nel lavandino potevo svuotare il gabinetto. Ho passato il resto della mattina sul letto leggendo Le notti di Salem di Stephen King e dormendo. A pranzo mi sono fatto fuori mezza tavoletta di cioccolata. Ero un sopravvissuto a una invasione aliena. La razza umana era stata sterminata e solo in pochi erano riusciti a salvarsi nascondendosi nelle cantine, o nei sotterranei dei palazzi.

Io ero l unico ancora vivo a Roma.

Per poter uscire dovevo aspettare che gli alieni se ne ritornassero sul loro pianeta. E questo, per una ragione a me ignota, sarebbe avvenuto tra una settimana. Ho tirato fuori dallo zaino i vestiti e due confezioni di spray autoabbronzante. Mi sono infilato gli occhiali da sole e il cappello e mi sono spruzzato quella roba in faccia e sulle mani.

Ho aperto un barattolo di carciofini e me ne sono fatti fuori cinque. Lo squillo del telefono mi ha risvegliato da un sonno senza sogni. A tastoni ho raggiunto il cellulare e in bilico su uno scatolone ho cercato di avere la voce squillante.

Ho guardato lo schermo del cellulare.

Quanta neve ci poteva essere? La mamma di Alessia è a casa. E poi rivolgendomi a un cameriere immaginario: A me A me quella con il prosciutto. Non era andata male, me l ero cavata. Soddisfatto ho acceso la playstation per giocare un po a Soul Reaver. Ma continuavo a riflettere sulla telefonata. Mamma non avrebbe 20 mollato, la conoscevo troppo bene.

Quella se non parlava con la madre di Alessia poteva pure partire per Cortina. E se le raccontavo che la signora Roncato sciando si era rotta una gamba e stava all ospedale? No, dovevo trovare qualcosa di meglio. L odore d umidità cominciava a darmi fastidio. La testa mi passava giusta giusta attraverso le sbarre. Il giardino della Barattieri era coperto da un tappeto di foglie marce. Un lampione spandeva una luce fredda che cadeva sul cancello nascosto dall edera.

Attraverso il verde riuscivo a intravvedere il cortile. La Mercedes di mio padre non c era. Doveva essere andato a cena fuori o a giocare a bridge. Mamma era tre piani sopra di me e sicuro stava stesa sul divano con i bassotti arrotolati sui piedi. Sul tavolino il vassoio con il latte e il ciambellone. Si sarebbe addormentata li, davanti a un film in bianco e nero. E mio padre, tornando, l avrebbe svegliata e portata a letto.

Mi sono messo le cuffie e Lucio Battisti ha cominciato a cantare Ancora tu. L ultima volta che avevo sentito Ancora tu ero in macchina con la mamma. Stavamo fermi in fila su corso Vittorio. Una manifestazione aveva bloccato piazza Venezia, e come calore l ingorgo si era irraggiato, paralizzando il traffico del centro storico. Avevo passato la mattina nella galleria d arte di mia madre ad aiutarla a sistemare i quadri di un artista francese che avrebbe inaugurato la settimana successiva.

Mi piacevano quelle enormi fotografie di gente che mangiava sola in ristoranti affollati. I motorini facevano slalom tra le macchine ferme. Sopra i gradini di una chiesa dormiva un barbone imbustato dentro un sacco a pelo lercio. Sacchi della spazzatura gli fasciavano la testa.

Sembrava una mummia egizia. Ti piacerebbe vivere in campagna?

E se la comprassimo a Komodo? Sono delle lucertole enormi che possono mangiarsi pure una capra viva o un uomo con problemi articolari. Mia madre ha sorriso e ha aumentato il volume dell autoradio e si è messa a cantare insieme a Lucio Battisti: Ancora tu.

Anche io mi sono messo a cantare e quando è arrivata la strofa: Amore mio, hai già mangiato o no? Ho fame anch io e non soltanto di te, - le ho preso la mano come un amante disperato. Mia madre rideva e scuoteva la testa.

Mi sono accorto di essere felice. Il mondo oltre i finestrini e io e mamma in una bolla nel traffico. La scuola non c era più, i compiti nemmeno e tutti i miliardi di cose che avrei dovuto fare per diventare grande. Ma a un tratto mia madre ha abbassato la radio.

Guarda quel vestito in quella vetrina. Da quando usi questa parola? C era una che dicevano che aveva un vestito discinto. E come per magia, davanti a noi un fuoristrada ha liberato un parcheggio. Con una sterzata d istinto mia madre ha fatto per infilarsi nel posto libero. Un colpo secco contro la carrozzeria. Mamma ha schiacciato il pedale del freno e mollato la frizione. Io sono schizzato in avanti, ma la cintura di sicurezza mi ha trattenuto alla poltrona. La macchina si è spenta singhiozzando.

Una Smart gialla era appiccicata alla portiera posteriore della Bmw. Sulla fiancata della Bmw neanche un graffio e nemmeno sul muso da bulldog della Smart. Dietro il vetro della macchinetta era appoggiato un millepiedi di peluche bianco e azzurro con scritto LAZIO.

Poi mi sono accorto che alla Smart mancava lo specchietto sinistro. Dal buco dove una volta era attaccato pendevano fili elettrici colorati. Lo sportello si è spalancato e ha estroflesso il tronco di un uomo che doveva essere alto un metro e novanta e largo ottanta centimetri.

Mi sono chiesto come facesse a entrare in quella scatoletta. Sembrava un paguro che allunga la testa e le chele fuori dalla conchiglia. Aveva gli occhi piccoli e azzurri, un frangettone corvino, una dentatura equina e l abbronzatura color cacao. Il tipo è sceso e si è accucciato accanto allo specchietto. Non lo toccava nemmeno, come fosse un cadavere che aspetta la scientifica.

Quello non si è voltato nemmeno, ma ha risposto: Che è successo?! Vuoi sapere che è successo? Attraverso il vetro ho visto il suo tailleur color albicocca macchiarsi di pioggia.

Alcuni pedoni, sotto gli ombrelli, si sono fermati a guardare. Le macchine intorno a noi cercavano, strombazzando, di superare l ostacolo come formiche di fronte a una pigna. A una trentina di metri un autobus ha preso a suonare. Io, in macchina, vedevo gli sguardi della gente su mia madre. Ho cominciato a sudare e a sentire il respiro che mi mancava. Forse ci dovremmo spostare, - ha suggerito mia madre a quello.

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Ma quello non sentiva, continuava a fissare il suo specchietto come se con la forza della mente avesse potuto riunirlo all auto. Allora mia madre si è avvicinata e con un leggero senso di colpa e finta partecipazione gli ha domandato: Ma com è successo?

La pioggia mischiandosi con il gel aveva reso luccicanti le ciocche dell uomo, rivelando un principio di calvizie proprio al centro del cranio. Non avendo ricevuto risposta, mia madre ha aggiunto più piano: È grave? Ha squadrato dall alto in basso la mamma, poi ha dato un occhiata alla nostra macchina e ha tirato fuori un sorrisetto. Lo stesso sorrisetto cattivo che avevano Varaldi e Ricciardelli quando mi osservavano seduti sui motorini.

Il sorrisetto del predatore che ha inquadrato la preda. Il laziale ha sollevato lo specchietto come fosse un pettirosso con un ala spezzata.

L ho appena ritirata dal carrozziere. Sai quanto costa questo specchietto? Mia madre ha fatto no con la testa. Io mi passavo le mani nei capelli. Non doveva scherzare con quello. Tu questi problemi non li hai. Dovevo alzarmi, uscire dalla macchina, prenderla per una mano e scappare via, ma 23 stavo svenendo. Mia madre scuoteva la testa sbigottita: Guardi che è lei che mi è venuto addosso Ho visto il laziale vacillare leggermente, chiudere e riaprire gli occhi come per cercare di assorbire la mazzata appena ricevuta.

Le narici gli fremevano come ai cani da tartufo. Aveva chiamato mia madre troia. Ho provato a slacciare la cintura ma le mani mi formicolavano come se fossero addormentate. Mamma si sforzava di sembrare sicura di sé. Era scesa subito dalla macchina, sotto la pioggia, gentile, disposta ad assumersi le colpe, se le aveva commesse, non aveva fatto niente di male e un tipo che non aveva mai visto in vita sua l aveva appena chiamata troia. Me lo sono ripetuto tre volte, assaggiando il doloroso disprezzo di quella parola.

Nessuna gentilezza, cortesia, rispetto, niente. Ma dov era finita la rabbia? Il fluido rosso che mi riempiva quando qualcuno mi infastidiva? La furia che mi faceva partire a testa bassa?

Sopraffatto dalla paura, non riuscivo nemmeno a slacciare la cintura di sicurezza. Io non l avevo nemmeno vista.

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Comunque sia, e tenendo sempre presente che nella maggioranza dei casi è quasi impossibile categorizzare univocamente le opere letterarie, sebbene non si siano dimenticate neanche le sue affinità con le altre tendenze, sembra che sia il suo legame con la letteratura pulp che è risultato il più consistente, fino al punto che si potrebbe anche sostenere che la produzione della letteratura cannibale sia una componente di quest'ultima, 12 cioè di una letteratura il cui nome richiama i pulp magazines, le riviste americane di contenuti leggeri, 13 e che non è indipendente neppure dal mondo dei film.

Le critiche, infatti, parlano spesso delle affinità di questa 14 Sull'influenza di Pulp Fiction di Tarantino esercitata sulla letteratura pulp italiana si vedano Sinibaldi,op. Comunque sia, naturalmente non è solo La Porta a parlare del pulp, ma anche Sinibaldi tratta la tendenza nel suo Pulp. Corpo e letteratura nella tradizione italiana, che esamina pure dei tratti simili e, oltre a quelli, 16 Pezzarossa, op. Sempre sul pulp rimando ancora, oltre ai lavori fondamentali già citati di Sinibaldi e Pezzarossa, almeno al volume Tirature '98, ma si vedano anche le opere ormai citate di Mondello, Barilli, Panzeri e Galato, Ferroni, Cervasutti, Arcangeli.

Per altro, per "Ferroni si tratta di una trasgressione di maniera o imposta", come nota Fulvio Panzeri in Fulvio Panzeri, Variazioni da un'anticamera postmoderna. Meglio la moralità della trasgressione", Corriere della Sera, 30 aprile 1996, p. Su tale argomento è interessante anche quanto dice Ammaniti stesso: "Poi è arrivata l'epoca della pubblicità e della tv e molto è cambiato durante l'adolescenza ci siamo nutriti sia di Candy Candy sia dei classici della letteratura, e tutto è diventato un polpettone dove non c'è più alto e basso.

Ho l'impressione che altri autori ancora credano che nella cultura ci sia questa differenza, mentre per me, e forse anche per Aldo Nove, Dostoevskij vale come le tartarughe Ninja.

Per quanto riguarda il libro stesso, esso raccoglie sei racconti con delle storie che si svolgono in maggior parte a Roma e dintorni, e unisce in sé diversi generi, dall'horror al comico o al thriller: non per caso nota Sinibaldi che "la peculiarità di Ammaniti è l'inesauribile rimescolamento di generi, registri e figure" 18.

Il primo e più lungo racconto è L'ultimo capodanno dell'umanità, in cui viene narrata la notte di San Silvestro con i diversi festeggiamenti tenuti in un complesso residenziale romano sulla Via Cassia. La narrazione combina e segue le storie di diversi personaggi, dalla sposina insoddisfatta della propria vita, all'avvocato appassionato del sesso sadomaso, a tanti altri, tutti quanti riflettenti i vizi e i difetti di una società corrotta e violenta.

Alla fine del racconto i residenti subiscono una morte collettiva dovuta all'esplosione del complesso residenziale dopo che due ragazzi-amici, sotto l'effetto di un solvente per vernici, buttano dinamite in una caldaia. Rispetto, invece, il secondo racconto di Fango, descrive una notte di alcuni ragazzi dopo una festa in discoteca che, andando sulla spiaggia con tre ignare ragazze, si danno allo stupro e alla violenza. Ti sogno, con terrore, il terzo racconto del libro, è la storia di una ragazza italiana che vive a Londra e ha sogni erotici con il suo ex, presunto autore di alcuni delitti il racconto mescola il sogno e la realtà, e alla fine sarà la ragazza stessa a risultare il serial killer.

Come il nome di Ammaniti, probabilmente anche quello di Bret Easton Ellis non suona molto sconosciuto, se non altro, per il grande rumore che aveva suscitato il suo romanzo American Psycho 1991 a causa dell'abbondante violenza che contiene, delle descrizioni dettagliate di atti sessuali e di torture a cui il protagonista Patrick Bateman sottopone certi personaggi, e della voce narrante fredda, insensibile e neutrale con cui vengono descritte tutte queste scene.

In un testo minimalista il lettore vede, quindi, come nella vita reale, e la narrazione, mentre guarda per lo più la superficie, non dà descrizioni profonde, ma intende rappresentare il poco conoscibile del mondo o, forse ancora meglio dire, il poco visibile. Una di queste è la tanto discussa violenza: leggendo i racconti di Am- Pivano,op.

Come mai, ci si potrebbe chiedere? Ne dà una certa spiegazione Ellis stesso: "In Meno di zero si tratta soltanto di sesso. È soltanto avidità di una sensazione nuova. E aveva a che fare con la libertà. Ora la gente le prende e non c'è senso di avventura, non c'è impegno.

L'altro punto comune che balza presto agli occhi sembra essere il modo di scrivere fortemente visivo e filmico. Esso sarà un effetto del mondo tecnologizzato, della già menzionata influenza cinematografica e televisiva. Per quanto riguarda Ammaniti, ricordiamo qui, oltre all'Ultimo capodanno 1998 op.

Enrico Testa, Lo stile semplice.


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